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Paragrafo 6 . Gli stati italiani dal 1831 al 1846.

     
Il  regno  di Sardegna, dove, nel 1831, Carlo Alberto era succeduto  a
Carlo Felice, fu attraversato da un certo dinamismo in campo economico
e   culturale.  Venne  varata  la  riforma  doganale;  fu  avviata  la
costruzione  della  rete  ferroviaria;  venne  migliorato   l'apparato
scolastico; l'associazione agraria subalpina, costituita nel  1842  da
alcuni   imprenditori  agrari  e  sostenuta  dal   sovrano,   promosse
iniziative a favore dell'ammodernamento dell'agricoltura e del  libero
commercio;  fu  infine  varata la riforma della  legislazione  civile,
penale  e  commerciale.  In campo politico-istituzionale,  invece,  la
concessione  di  un  consiglio di stato con  funzioni  consultive  non
determin nessun concreto cambiamento.
     Particolarmente   dura   fu   la   repressione   dei    tentativi
insurrezionali    mazziniani.   Nel   1833   una   prima    iniziativa
rivoluzionaria fu soffocata con decine di arresti, ventuno condanne  a
morte,  di cui dodici eseguite, e pi di duecento esiliati. Con  altre
condanne  a  morte si concluse la repressione di un secondo  tentativo
malamente  organizzato  nel  1834; tra  i  condannati  anche  Giuseppe
Garibaldi, che sfugg all'arresto e ripar prima in Francia e  poi  in
America meridionale.
     
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     Il  Lombardo-Veneto  era  lo  stato italiano  economicamente  pi
progredito,  grazie anche alla corretta ed efficiente  amministrazione
austriaca,  all'adozione  di  varie misure  favorevoli  allo  sviluppo
dell'agricoltura  e  dell'attivit  manifatturiera,  al  potenziamento
delle   comunicazioni.  Avanzato  era  anche  il  sistema   culturale:
l'istruzione  elementare era obbligatoria per legge e le scuole  erano
frequentate  da un ragazzo su tredici (uno su cento a Napoli;  uno  su
sedici  in  Inghilterra);  particolarmente curata  era  la  formazione
tecnica;  il  dibattito culturale era stimolato da  varie  iniziative,
come  la  pubblicazione di riviste, la pi importante delle quali  era
"Il Politecnico" di Cattaneo, ricordato poco sopra.
     Il  governo  imperiale, mentre favoriva la vivacit  economica  e
culturale,  esercitava  un deciso controllo politico,  attraverso  una
gestione  rigidamente accentratrice e con la repressione di  qualsiasi
forma di opposizione. Lo stesso sviluppo economico, d'altronde, era in
gran  parte  asservito agli interessi dell'Austria,  che  attuava  una
politica  doganale  tutta a suo favore, unita ad un  pesante  prelievo
fiscale.
     Nel  granducato  di  Toscana, il governo tollerante  di  Leopoldo
secondo favor l'economia e la cultura. La produzione aument in tutti
i  settori,  e  i  traffici nel porto di Livorno  ebbero  un  notevole
incremento.  L'attivit culturale, nonostante  la  soppressione  della
rivista  "Antologia",  su  sollecitazione  dell'Austria,  continu  ad
essere pi vivace che altrove, come dimostra l'organizzazione, a  Pisa
nel 1839, del primo congresso degli scienziati italiani.
     Francesco  quarto, dopo i moti del 1831, govern Modena  con  una
politica decisamente reazionaria, ligia alle direttive austriache.
     Anche   Maria   Luisa  d'Austria  era  sottoposta   all'influenza
austriaca, ma amministr Parma con maggiore moderazione e tolleranza.
     Nello  Stato  pontificio,  papa Gregorio  sedicesimo  univa  alla
repressione  politica  un  atteggiamento  di  ostinata  chiusura   nei
confronti  di  qualsiasi  novit in ogni campo,  tanto  da  ostacolare
persino  la  realizzazione  di  ferrovie,  perch  ritenute  causa  di
sconvolgimento della societ tradizionale. Contro tale regime  operava
una  diffusa attivit cospirativa; nel 1843, questa organizz un  moto
insurrezionale in Romagna, che fu duramente represso.
     Nel  regno  delle due Sicilie, re Ferdinando secondo,  salito  al
trono  nel  1830,  governava  in  maniera  rigidamente  accentratrice,
fiancheggiato dall'aristocrazia e dai grandi proprietari terrieri.  Il
sistema economico si fondava ancora sull'agricoltura latifondista; nel
1839,  era  stata realizzata la prima linea ferroviaria  italiana,  la
Napoli-Portici, finalizzata per a soddisfare le esigenze della  corte
e   non  a  promuovere  lo  sviluppo  delle  attivit  industriali   e
mercantili. Tale situazione era causa di continua tensione sociale. Le
masse    contadine,   specialmente   quelle   siciliane,    sottoposte
all'oppressione   economica  e  sociale  degli  aristocratici   grandi
proprietari terrieri, furono protagoniste di numerose sommosse, alcune
delle  quali a carattere separatista, come quella del 1837,  ma  tutte
furono  duramente  represse. In contrasto col  governo  borbonico  era
anche   la   borghesia   napoletana,   formata   prevalentemente    da
intellettuali e da professionisti, che chiedevano interventi a  favore
dello  sviluppo economico e maggiore partecipazione politica. La  loro
pressione  spinse  il  sovrano  alla concessione  di  alcune  limitate
riforme, tra cui l'attenuazione del regime protezionistico.
     La  tensione sociale presente nel regno delle due Sicilie indusse
i  fratelli  Attilio ed Emilio Bandiera, due giovani  ufficiali  della
marina   austriaca,  fondatori  dell'Esperia,  una   societ   segreta
affiliata alla Giovine Italia, a credere
     
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     che  in  quello  stato fosse possibile dar vita ad  un  tentativo
insurrezionale. Bench sconsigliati da Mazzini, misero in atto il loro
piano: nel giugno del 1844 sbarcarono a Crotone insieme a 19 compagni,
confidando  nell'appoggio  della  popolazione.  Questa,  per,  rimase
indifferente e tutti i partecipanti all'iniziativa, a causa anche  del
tradimento  di uno di loro, vennero fatti prigionieri e  condannati  a
morte.  Nove  condanne furono eseguite, tra cui  quelle  dei  fratelli
Bandiera,  fucilati nel vallone di Rovito presso Cosenza il 25  luglio
1844.
